Psicodramma e neuropsicomotricità, un approccio integrato in età evolutiva

RAFFAELLA ARGIOLAS, ALESSANDRA MARTINOLI, FRANCESCO VILETTI

■ SOMMARIO

L’articolo descrive un’esperienza di terapia psicodrammatica infantile iniziata nel 2013 a Vigevano (PV) a partire dalla collaborazione tra Scarpanō Teatro e Metodi Attivi e la UONPIA dell’ASST di Pavia, il cui progetto è stato quello di arrivare a creare uno spazio di lavoro interconnesso e integrato di neuropsicomotricità e psicodramma, realizzato attraverso il percorso Crescere Giocando (indicato anche come CG nell’articolo). A partire da una tesi di laurea che si è focalizzata su questo progetto tra il 2020 e il 2021, viene offerta una sintesi del percorso fin qui posto in essere e del conseguente lavoro di costruzione di una rete clinica e pedagogica promotrice di riflessioni e azioni efficaci in funzione dei bisogni dei bambini in carico e dei loro genitori.

Parole chiave: terapia infantile, gioco, crescita, teatralità, pedagogia.
■ PSYCHODRAMA AND NEUROPSYCHOMOTRICITY

An integrated approach in development age

The article focuses on a psychodrama therapeutic intervention targeting children in the Vigevano area. It began in 2013 and was conducted in partnership with Scarpanō Teatro e Metodi Attivi and UONPIA/ASST of Pavia; their main goal was to create a space where psychodrama and neuropsychomotricity would meet and become fully intertwined: this goal was reached through the Crescere Giocando approach (Growing up through play: CG in the article). A dissertation, focusing on the above topic, was the starting point for this project. It offered an understanding and summary of the journey undertaken and of the social work that took place to construct a clinical and pedagogical network. Such network aimed to generate reflection and action plans anchored to the needs of thechildren who were referred to the service and their parents.

Keywords: child therapy, play, growth, dramatization, theatre pedagogy.

Larticolo che segue è un estratto della tesi “Sostenere lo sviluppo per crescere giocando (CG): intervento integrato di neuropsicomotricità e psicodramma” presentata come relazione finale per il Corso di Laurea in Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, alla facoltà di Chirurgia e Medicina presso l’Università degli studi di Pavia, redatta dalla dott.ssa Alessandra Martinoli, con la supervisione della dott.ssa Raffaella Argiolas, terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE) del servizio di Neuropsichiatria infantile, e correlatrice della tesi stessa.

FORMAZIONE

Il progetto di cui la trattazione si occupa ha preso le mosse da una avviata collaborazione, iniziata nel 2013, tra la UONPIA (Unità Operativa Neuropsichiatria Psicologia Infanzia e Adolescenza dell’ASST) di Pavia/Vigevano e Scarpanō Teatro e Metodi Attivi, spazio creativo fondato e diretto da chi sta scrivendo questa breve premessa (Francesco Viletti) e da Valentina Cova (www.scarpano.it).

Il bisogno iniziale a partire dal quale la Neuropsichiatria infantile si era rivolta alla nostra realtà era quello di trovare strutture territoriali che fossero in grado di garantire una continuità nella cura dei bambini in carico al loro servizio, de-ospedalizzando nel contempo l’intervento.

Siamo stati allora contattati direttamente dalle terapiste (dott.sse Raffaella Argiolas, Viviana Viviani e Serena Maltagliati) a seguito di esperienze positive di ‘accesso spontaneo e volontario’ ai nostri laboratori teatrali, con esiti evidentemente significativi di alcuni bambini di famiglie in carico ai servizi UONPIA.

Da questo primo contatto è nata una collaborazione tuttora attiva, che ha permesso di ideare e sviluppare l’intervento integrato attualmente denominato CRESCERE GIOCANDO – Percorso di cura e di crescita per bambine e bambini attraverso il gioco e le tecniche espressive terapeutico-riabilitative di gruppo (tra le quali, in particolare, lo psicodramma in età evolutiva, la danza-movimento-terapia e il teatro ludico-pedagogico)1.

Fin dall’inizio, l’intervento si è posto l’obiettivo, tra gli altri, di sviluppare e ampliare un lavoro di rete in grado di interconnettere il più possibile i caregivers che ruotano attorno ai bambini e di creare campi, sistemi, gruppi il più possibile omogenei e comunicanti, in funzione dei loro bisogni, promuovendo e facilitando nel contempo interventi specifici per ciascuno di loro e per il suo nucleo famigliare di riferimento.

Il percorso avviato, che continua ancora oggi, è ovviamente e morenianamente in continua evoluzione, adattabile alle molteplici forme attraverso le quali l’infanzia tende a manifestarsi in seguito ai rapidi cambiamenti culturali, sociali, economici, sanitari che stiamo attraversando, e prova a evitare il più possibile una standardizzazione in irrigidimenti formali poco utili: le famose conserve culturali moreniane…

Segue ora la presentazione del progetto nelle sue linee generali scritta insieme a Alessandra Martinoli, con la mia collaborazione e quella della sua ormai ex Tutor Raffaella Argiolas.

È interessante vedere con quale occhio due professioniste estranee allo psicodramma classico e alle metodologie attive di intervento psicosociale vedano e inquadrino l’operato di chi utilizza il dispositivo teatrale e la metodologia psicodrammatica classica come fondamentale base di partenza per il suo lavoro e per lo sviluppo di possibili integrazioni con altre metodologie che si occupano, in ultima analisi, delle arti espressive dal vivo, finalizzate alla cura e al benessere della persona.

1 Fino al 2021 il sottotitolo di Crescere Giocando è stato “Gruppi di psicodramma con elementi di danza- movimento-terapia per bambini”. L’attuale sottotitolo (“Percorso di cura e di crescita per bambine e bambini attraverso il gioco e le tecniche espressive terapeutico-riabilitative di gruppo”) mi è parso più comprensibile per un genitore, oltre che più inclusivo rispetto alle metodologie previste dallo stesso percorso e rispetto al genere, e infine, più funzionale.

Nell’introdurvi a questo lavoro, che vuole raccogliere quindi questo progetto di ricerca e intervento, mi piace condividere questo mio pensiero, frutto di questi anni di collaborazione e di quasi un ventennio di lavoro nell’ambito della tutela minorile, che hanno consentito anche a noi operatori psicosociali di… crescere giocando: “Non parlateci troppo di ambivalenze, psicologie iperuraniche, di noumeni e fenomeni… da baraccone, di etichette diagnostiche ‘copia-incollate’, ma di pastasciutte, zuppe, coperte, che mancano. Di botte, sberle, di intime buie violenze domestiche, vestite da carezze, di inutili bugie agghindate da segreti di Pulcinella. Di lacrime che urlano nel vento, senza risposte. Altrimenti non dovremo, onestamente, far altro che prendere atto che a vivere nel paese dei balocchi non sono i bambini, ma i loro educatori.”.

Nascita e sviluppo del progetto di tesi

Il progetto di tesi nasce dall’interesse suscitato dalla creazione di uno spazio di lavoro interconnesso e integrato di neuropsicomotricità e psicodramma, realizzato attraverso il percorso Crescere Giocando: un progetto tessuto entro un contesto protetto, guidato e regolato, nell’ambito del quale il bambino impara a definire le emozioni usando un lessico emotivo appropriato, a classificare quelle dei partner comunicativi e a interpretare le condotte socio-emozionali fondamentali per la sua crescita e il suo benessere.

Il nostro intento era quello di poter determinare in che modo un percorso psicopedagogico a valenza psicoterapeutica e di stampo psicodrammatico potesse essere di supporto ai bambini seguiti presso i reparti di neuropsichiatria infantile e alle loro famiglie.

La ricerca realizzata ha potuto così osservare e evidenziare nei bambini in carico un progresso nell’autoregolazione e nell’esplorazione emotiva, una maggiore conoscenza della propria immagine corporea e un’aumentata consapevolezza delle proprie potenzialità psicomotorie.

Il punto di vista da me assunto durante le sessioni sia con i bambini che con i genitori, ossia quello di osservatrice non partecipante (salvo rare occasioni come quella della mia presentazione ai bambini e il momento della restituzione agli stessi del mio elaborato conclusivo) mi ha permesso di mettere in luce come le tecniche psicodrammatiche, gli elementi di danza-movimento-terapia e gli elementi di base del teatro ludico-pedagogico potessero promuovere e facilitare l’emergere di significative trasformazioni nelle abilità emotive, sociali e espressive dei bambini.

Collaborare poi alla costruzione di un attento lavoro di rete e coesione con la famiglia, la scuola e gli altri contesti di vita del bambino è stato sicuramente uno degli aspetti centrali e nodali del lavoro che mi hanno fatto comprendere la complessità di una corretta, e il più possibile funzionale, presa in carico di un bambino presso un servizio di neuropsichiatria infantile territoriale e quanto sia difficile mantenerla qualitativamente efficace e costante nel tempo. Per questo motivo, nel nostro progetto di tesi ho potuto constatare quanto Crescere Giocando sia divenuto un ponte importante tra la riabilitazione psicomotoria e il contestosociale, offrendo ai bambini e alle loro famiglie strumenti adeguati a sostenere il loro benessere.

Come indicato nelle premesse, Crescere Giocando è un laboratorio di psicodramma attivo dal maggio 2013, generalmente suddiviso in 3 cicli di sessioni (12 sessioni tra settembre- dicembre, 12 tra gennaio-marzo, 8 tra aprile-giugno).

Il progetto di tesi cui si riferisce questo nostro contributo si è sviluppato da gennaio 2020 a marzo 2021; inizialmente avrebbe dovuto prendere in esame gli incontri effettuati in presenza da marzo 2020, tuttavia, a causa della pandemia da Covid-19, tali incontri sono stati sospesi fino a ottobre 2021.

A gennaio 2020 i bambini partecipanti erano 7 ed avevano già aderito al primo modulo (settembre-dicembre 2019). A causa della pandemia e della conseguente sospensione delle attività in presenza, sono stati attivati, da remoto, colloqui individuali con le famiglie e i bambini da parte dello psicoterapeuta/psicodrammatista conduttore del gruppo e dalla danza-movimento-terapeuta con funzione ausiliaria.

Alla ripartenza, ad ottobre 2020, i bambini che hanno ripreso l’attività di gruppo nel laboratorio in presenza sono stati 4. Tre di loro hanno invece sospeso la frequenza al laboratorio per decisione della famiglia (in un caso), o per la variazione della condizione clinica che necessitava un percorso individualizzato con obiettivi differenti (in altre due casi).

Il progetto è stato articolato come un percorso in divenire, in cui si sono potute identificare tre principali “linee di intervento” integrate e consequenziali.
– Terapia neuropsicomotoria in piccolo gruppo in contesto ospedaliero, con l’obiettivo di

promuovere l’interazione tra pari e lo sviluppo di competenze comunicative ed emotive.

Questi piccoli gruppi sono guidati solitamente da uno/due terapiste TNPEE.
– CG (gruppo bambini), percorso di cura e di crescita per bambine e bambini attraverso il

gioco e le tecniche espressive terapeutico-riabilitative di gruppo.
– CG (gruppo genitori), condotto in parte con modalità psicodrammaticheSono incontri

finalizzati a promuovere l’incontro tra i genitori, la condivisione di problematiche relative alla gestione dei figli nella loro quotidianità, la facilitazione di riflessioni attive e costruttive sui loro personali stili genitoriali e sul percorso avviato. Si svolgono verso la fine di ogni ciclo di sessioni CG.

– Rete CG: CG non è solo acronimo di Crescere Giocando, ma anche di Care Giver. La Rete CG ha appunto come obiettivo la creazione di connessioni tra i professionisti e le persone che si occupano direttamente o indirettamente del bambino nell’intenzione di farle incontrare per parlare di lui e trovare insieme possibili soluzioni e strategie psicopedagogiche a suo beneficio.

Terapia neuropsicomotoria

La terapia neuropsicomotoria ambulatoriale ha numerosi obiettivi che possono essere sviluppati e raggiunti all’interno del setting terapeutico, di cui naturalmente è auspicabile l’esportazione in tutti gli ambienti di vita del bambino. Il passaggio dalla terapia psicomotoria individuale alla terapia di gruppo può ad esempio essere un valido supporto al potenziamento di quelle funzioni che servono per un buon sviluppo delle competenze relazionali spendibili anche all’esterno del contesto ospedaliero. In UONPIA, se ritenuto opportuno, per arricchire la terapia individuale vengono attivati interventi specifici in co-conduzione per 2-4 bambini ad integrazione del programma riabilitativo. Al termine di questi interventi le terapiste possono valutare e proporre ai genitori e allo psicodrammatista l’eventuale inserimento del bambino/dei bambini in un gruppo esterno, in contesto de-ospedalizzato, così come lo è il CG.

La terapia psicomotoria in piccolo gruppo può quindi funzionare da volano per l’inserimento in successivi micro-contesti sociali in ambiti extra-ospedalieri2.

Il laboratorio integrato di Crescere Giocando

“Crescere Giocando viene proposto come un laboratorio psicosociale protetto e non giudicante, finalizzato a aiutare i bambini ad affrontare le piccole e grandi difficoltà che si incontrano normalmente nel crescere.

Propone un intervento integrato di psicodramma con elementi di danza-movimento- terapia e teatro ludico-pedagogico, e si rivolge a bambini che hanno attraversato e attraversano difficoltà evolutive e che possono avere bisogno di essere sostenuti nel percorso di crescita. All’interno di questo contesto vengono proposte e svolte attività mirate al sostegno dello sviluppo delle competenze sociali ed emotive, facendo vivere loro un’esperienza di gruppo finalizzata a riconoscere e condividere le proprie emozioni, idee, sensazioni, e ad elaborare e superare disagi emotivi, comunicativi, relazionali, nonché paure e timidezze.” (estratto dalla brochure informativa CG). All’interno di Crescere Giocando, le molteplici attività proposte permettono al bambino di strutturare la propria identità e di rafforzare e ampliare le proprie competenze psicosociali a partire dallo sviluppo di alcune specifiche abilità, tra le quali: controllo corporeo, regolazione emotiva, capacità di esprimere pensieri ed opinioni, comprensione di tematiche presenti nelle esperienze di vita quotidiana, interazione con l’altro, attenzione verso l’altro. Inoltre, la metodologia psicodrammatica classica permette ai bambini di accedere ciclicamente alle funzioni di doppio, specchio e inversione di ruolo, che consentono loro di potersi decentrare e iniziare a meta-riflettere sul loro comportamento e sulle loro azioni. I laboratori sono solitamente strutturati in tre cicli di incontri, a cadenza settimanale. Il gruppo è condotto da uno psicologo-psicoterapeuta-psicodrammatista, Francesco Viletti, e da una danza-movimento-terapeuta con funzione ausiliaria, Valentina Cova. Non necessariamente, riferisce Viletti, in un gruppo CG. In tal senso una parte del lavoro attualmente promosso dallo psicodrammatista e dal gruppo di lavoro delle TNPEE è quello di individuare (eventualmente formare) sempre più caregivers pro-sociali, ovvero realtà o singoli professionisti presenti sul territorio, in grado di offrire esperienze extra-ospedaliere o extra-scolastiche (ma anche scolastiche, per esempio laboratori teatrali pedagogici) che lavorino coi gruppi in ottica cooperativa e inclusiva e non spingano invece i bambini e le bambine su territori eccessivamente caratterizzati da agonismo, competitività, ansia da performance, e generatori di dinamiche non inclusive e dis-educativeSi rimanda in tal senso a percorsi virtuosi come quello che ha generato il ‘metodo Calamai’ (https://www.corriere.it/cronache/speciali/2012/ buonenotizie/notizie/allenatore-che-cura-autismo-con-basket_ 85544b8e-cbde-11e1-b65b-6f476fc4c4c1. shtml ) o a attività sportive innovative come il baskin (https://baskin.it), dai quali non si può che imparare e prendere esempio, oltre che utili spunti. Il numero massimo di partecipanti per ogni gruppo è di 8 bambini, solitamente per due differenti fasce di età: CG1 6/7 anni (durata sessione: 1h) – CG2 8/10 anni (durata sessione 1,5h).

Scarpanō Teatro e Metodi Attivi dispone di numerosi spazi, tra cui la Sala Nin, la Sala Cenzo e la “Bottega del LibroTeatro” (l’intervento utilizza anche elementi e pratiche relative alla cosiddetta libroterapia), solitamente utilizzate in modo differenziato in base alle attività proposte. Per le restrizioni dovute all’epidemia da Covid-19, lo spazio in cui si sono svolte tutte le attività è stata, da ottobre 2020, soltanto la Sala Nin: questa stanza, di 17 metri di profondità e 5 metri di larghezza, costituisce uno spazio vuoto3 in cui di volta in volta, a seconda delle attività proposte, vengono inseriti nuovi elementi e materiali. Le pareti sono bianche; sul pavimento, al centro della sala, è evidenziata un’area circolare dedicata a molte delle proposte del gruppo. A seguito delle disposizioni inerenti al contenimento della pandemia da Covid-19, è stata predisposta una suddivisione dello spazio in rettangoli, uno per ogni partecipante, per garantire il distanziamento nelle attività. Attraverso impianti fonici e di luci è possibile modulare la musica e la luminosità, permettendo di ricreare le diverse atmosfere richiamate nelle attività.

La possibilità di partecipazione a questo laboratorio viene proposta all’interno della presa in carico nella UONPIA da parte dell’équipe riabilitativa ai genitori, i quali prendono contatti con lo psicoterapeuta/psicodrammatista che li invita a un colloquio iniziale. Quest’ultimo può essere integrato, durante lo svolgimento del percorso, con altri incontri che coinvolgono la coppia genitoriale o l’intero nucleo familiare, e costituisce uno strumento fondamentale per la raccolta di dati ed informazioni su come viene percepita la difficoltà dal bambino stesso e dalla sua famiglia, e di comprendere anche quali siano per loro i bisogni, le aspettative e le motivazioni per intraprendere e procedere nel percorso. Durante il primo ciclo di sessioni, inoltre, per fronteggiare e gestire l’emergenza sanitaria in atto, garantendo la continuità del gruppo stesso in caso di nuova quarantena, sono stati previsti alcuni incontri anche da remoto (attraverso la piattaforma Zoom), che hanno ripreso le stesse attività dei laboratori in presenza ma attraverso modalità differenti.

Gli incontri con i genitori

Parte integrante e fondamentale del percorso sono stati i colloqui periodici e gli incontri di gruppo con i genitori: finalizzati al “fare rete” con la parte istituzionale e a migliorare il coordinamento e l’alleanza tra i servizi e l’utenza, oltre che a creare rete tra le famiglie, e ad avviare un confronto costruttivo sul percorso svolto.

Il Gruppo Genitori è un vero e proprio percorso di sostegno, volto a favorire un interscambio tra diverse figure (conduttori di Crescere Giocando, operatori della Neuropsichiatria che si occupano ed interagiscono con il bambino e altri possibili enti invianti). Attraverso questi incontri è stato possibile operare al fine di promuovere uno scambio multi-direzionale di informazioni, la comunicazione di problematicità, nonché il confronto e la condivisione di esperienze tra i genitori.

Posso scegliere uno spazio vuoto qualsiasi e decidere che è un palcoscenico spoglio.” (Brook, 1999).

Le parti in gioco: i bambini partecipanti

I bambini a cui si è rivolto lo studio avevano già svolto in precedenza un percorso riabilitativo psicomotorio individuale, e sono stati successivamente inseriti in piccoli gruppi per un lavoro di preparazione al laboratorio dello psicodramma. Nel progetto sono coinvolti 4 bambini presi in carico presso la Neuropsichiatria di Vigevano, di età compresa tra i 7,7 e i 9,4 anni, con manifeste difficoltà emotive, comunicative e relazionali.

Nello specifico:

F.A., di età 7,7 anni, ha una diagnosi di ‘Disturbo misto di sviluppo’ (315.5 secondo ICD 9 CM); la sua presa in carico presso la NPI è stata avviata nel maggio 2016, con sedute di psicomotricità a frequenza bisettimanale; da settembre 2019 frequenta il laboratorio di psicodramma Crescere Giocando.

F.C., di età 7,7 anni, ha una diagnosi di ‘Disturbo dell’organizzazione psicomotoria, del linguaggio, relazionale’; dal settembre 2017 è stata avviata la sua presa in carico presso la Neuropsichiatria, con sedute di psicomotricità a frequenza bisettimanale; frequenta Crescere Giocando da settembre 2019.

F.Z., di età 8,10 anni, inizialmente inviato alla Neuropsichiatria all’età di 1 anno e 11 mesi a causa di quadro clinico ad eziologia non definita, caratterizzato da ‘Disturbo del linguaggio e del comportamento’ con episodi parossistici ed episodi febbrili ricorrenti, manifesta difficoltà nella regolazione emotiva; la riabilitazione neuropsicomotoria, iniziata nel marzo 2015, si è svolta con frequenza bisettimanale fino a fine gennaio 2019, e da febbraio a giugno 2019 le sedute riabilitative si sono svolte con frequenza quindicinale; frequenta il laboratorio di psicodramma da settembre 2018.

M.B., di età 9,4 anni, ha una diagnosi di ‘Disturbo dell’organizzazione psicomotoria e del linguaggio’, in immaturità psicoaffettiva; da settembre 2014 fino a settembre 2018 ha frequentato interventi riabilitativi di tipo neuropsicomotorio a frequenza bisettimanale; da settembre 2017 frequenta Crescere Giocando.

Contesto, setting, materiali e metodi

Al fine di analizzare lo svolgimento del progetto nei suoi interventi diretti e indiretti, è stata effettuata un’osservazione attiva, che ha permesso di comprendere come le attività proposte durante i gruppi CG andassero a sostenere e potenziare specifiche abilità sociali dei bambini, e come gli incontri con i genitori potessero costituire un contesto protetto per avviare un confronto costruttivo sul percorso svolto con i figli.

La partecipazione come osservatrice ai laboratori mi ha permesso di comprendere come, nelle attività di Crescere Giocando, le tecniche psicodrammatiche, in sinergia con il lavoro neuropsicomotorio, abbiano portato all’emergere di cambiamenti nelle abilità emotive e sociali dei bambini. L’osservazione attiva dei laboratori di Crescere Giocando era focalizzata a comprendere la strutturazione delle attività, le metodologie e gli strumenti utilizzati, e valutare l’emergere di modifiche nelle modalità di interazione dei bambini esaminando aspetti relativi a tenere comportamento, relazione ed emozioni.

L’osservazione attiva è stata supportata da tre differenti strumenti: alcune griglie osservative, un diario delle attività e un questionario genitori.

– Le griglie osservative, hanno permesso di valutare in termini quantitativi le competenze dei bambini relativamente alle aree di comportamento, relazione ed emozioni. Le griglie di valutazione utilizzate sono state ideate prendendo come modello la scala IPA (Interaction Process Analysis), sviluppata originariamente dallo psicologo sociale R. Bales e da collaboratori (Bales, 1950; 1970; Bales e Cohen, 1979) per osservare e analizzare l’interazione all’interno di un gruppo sociale.

Più specificamente, per l’area ‘comportamento’ abbiamo considerato gli items: accetta le attività; ricorda e ripete rituali; rispetta il turno e l’alternanza comunicativa; rispetta le regole; esprime opinioni, sentimenti, desideri; chiede aiuti, informazioni, chiarimenti; accetta aiuti; accetta gli imprevisti; si mostra collaborante; è riflessivo; prende congedoserenamente.

Relativamente all’area ‘relazione’, gli items sono stati: si mostra amichevole; ricerca i pari; ricerca la figura adulta; utilizza il linguaggio verbale; valorizza gli altri.

Per l’area ‘emozioni’ sono state considerate: felicità, tristezza, paura, rabbia.

Ad ogni item relativo alle aree ‘comportamento’ e ‘relazione’ sono stati attribuiti punteggi 0-4 in base alla frequenza con cui si manifestavano, per ogni bambino, le singole competenze osservate; nell’area ‘emozioni’ venivano invece annotate quali manifestazioni emotive erano espresse dai singoli bambini.

– Il diario delle attività ha permesso di monitorare il percorso del bambino durante le sessioni di psicodramma e di analizzare le dinamiche relazionali da un punto di vista qualitativo, con riferimento al contesto in cui si verificavano. Questo strumento ha consentito di comprendere gli atteggiamenti messi in atto dai bambini nel corso del laboratorio, facendo riferimento al contesto in cui apparivano, e di confrontare nel tempo come si modificavano i loro comportamenti in relazione alle interazioni tra pari e con i conduttori del gruppo. Ci ha quindi permesso di avere un report più dettagliato che descrivesse non solo gli eventi in chiave oggettiva, ma anche come questi venissero influenzati dalle dinamiche emerse durante il loro svolgimento.

– Il questionario genitori è stato realizzato per valutare l’efficacia del lavoro indiretto con il nucleo familiare e per comprendere il loro punto di vista in merito al percorso svolto dai bambini e da loro medesimi, analizzandone gli eventuali punti di forza e didebolezza.

Il laboratorio di psicodramma

Inizialmente il lavoro svolto all’interno del laboratorio Crescere Giocando è stato strettamente connesso a quello psicomotorio, attraverso la proposta di attività mirate a sperimentare e sviluppare maggiore consapevolezza e controllo del corpo e delle emozioni; progressivamente, sono state introdotte e utilizzate in misura maggiore le tecniche psicodrammatiche a partire dalle diverse attività di stampo ludico e psicopedagogico proposte. All’arrivo presso Scarpanō, i bambini venivano accolti all’ingresso della struttura, dove erano soliti compiere alcuni rituali: togliere le scarpe e ritirarle nello zaino, riporre i propri oggetti e vestiti all’interno di una grande borsa personale (nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, aspettare in modo ordinato di entrare nella sala delle attività. Ogni incontro era strutturato in tre momenti principali:
– Cerchio d’apertura: momento che comprende i saluti iniziali e il racconto, a turno, di contenuti significativi riguardanti la settimana appena passata;
– Attività: momento esperienziale costruito sulle tecniche psicomotorie/psicodrammatiche; – Conclusione: comprende le riflessioni di tutti sulle esperienze appena vissute, riprendendo alcuni aspetti emersi durante l’incontro.
In accordo con i bambini, sono state elaborate delle regole di comportamento che dovevano essere rispettate all’interno dei laboratori, tra cui il divieto di giocare in sala d’attesa; la possibilità di fare una sola pausa durante le attività; l’opportunità e l’indicazione, in caso di difficoltà, di chiedere aiuto senza arrabbiarsi o uscire dal gioco. Generalmente, quando i bambini entrano in sala, viene loro concesso un breve periodo di tempo per muoversi liberamente e prepararsi all’inizio delle sessioni vere e proprie, la descrizione delle quali non sarà oggetto di questa sintesi.

Il lavoro con i genitori

Durante il primo colloquio con i caregivers (ottobre 2020), è stata sottolineata l’importanza del dare centralità ai bambini, soprattutto in caso di nuovo lockdown: l’interruzione forzata a marzo 2020 del laboratorio in presenza ha destabilizzato il percorso in essere e ha creato un vuoto ingiustificato per i bambini che, oltre alla sospensione delle attività scolastiche, si sono trovati a perdere un ulteriore riferimento. Alla ripartenza sono stati proposti ed inseriti nel percorso alcuni incontri per via telematica, così da permettere ai bambini di abituarsi gradualmente a questa nuova forma di laboratorio, necessaria in caso di un nuovo blocco delle attività svolte in presenza. Il primo incontro del Gruppo genitori (dicembre 2020) è stato caratterizzato dalla proposta dell’attività di disegnare l’atomo sociale del bambino, cioè uno schema che potesse rappresentare le persone che si prendono cura di lui nel momento presente. L’obiettivo di questa attività è stato quello di far emergere una ‘fotografia’ attuale sia del bambino (diagnosi), sia del contesto di cura, permettendo di evidenziare la presenza o assenza di collaborazioni e reti attive tra le diverse realtà. Nel secondo incontro del Gruppo genitori (marzo 2021) sono state affrontate alcune tematiche che erano già state trattate con i bambini all’interno degli incontri di psicodramma. A tal fine è stata proposta la lettura del racconto “L’anatra, la morte e il tulipano”, che tratta il tema della morte, per permettere l’avvio e la condivisione di riflessioni sul lutto che ha colpito la famiglia di uno dei bambini. Per ricondurre poi l’attenzione sulla centralità dei bambini, sono state lette alcune restituzioni-specchio, elaborate dal conduttore del gruppo, che descrivevano ogni bambino in base a come egli stesso l’aveva percepito all’interno del laboratorio, mettendo in luce i loro aspetti più emotivi e provando a dare voce al loro sentire e alle loro emozioni. Le riportiamo di seguito, perché si possa apprezzare la delicata vocazione poetica che nutre lo sguardo del lavoro di cura, che viene così restituito e consegnato all’attenzione dei genitori perché vi si possano riconoscere. La sensibilità psicodrammatica necessaria a questo lavoro è ben riconoscibile.

F.A.

Io sono un bambino felice e instancabile. Generoso, buono, simpatico.
Sempre in movimento:
io mi muovo sempre.

Anche quando sto fermo mi muovo. Trottolo su me stesso
come un derviscio rotante
e il pensiero mi parte lontano.

Non saprei dire dove.
Altrove.
Allora le voci si fanno lontane.
E gli occhi guardano dentro
come biglie nella sabbia.
Scivolo via nell’acqua del mare.
A volte una voce mi riporta per terra.
Allora provo a ancorarmi al terreno
a guardare in un’unica direzione,
verso un unico punto.
Se fisso uno schermo?
Nessun problema,
starei ore infinite.
Ad amici e persone, a volte
do poca attenzione.
E quando a scuola la chiedo,
quando chiedo di giocare con gli altri?
Qualche volta mi viene negata, mi mettono in disparte e mi gonfio di tristezza.
E mi arrabbia l’ingiustizia.
Ma che ci posso fare
se non ricordo mai
dove guardare?
Ma ho la soluzione.
La mia tana lettura.

Il mio mondo di parole che non mi tradisce. La mia passione primitiva.
IO AMO I DINOSAURI!!!
E gli animali,

per cui non farmi arrabbiare. O sono guai!!!!!

F.C.

Un bambino arrabbiato.
Un bambino che:
“IO VOLEVO ESSERE PRIMO!”
Che urla al mondo la sua disperata disperazione di non poter primeggiare.
Sempre e comunque.
In barba alle regole del gioco.
E se non vinco?
E se non guido la barca?
E se non tengo il timone?
E se il gioco proposto non mi piace o,
peggio…, mi fa paura?
E se non lo capisco?
Se non sono capace?
Semplice,
mi faccio piccolo piccolo.
Mi metto in un angolino.
Mi rannicchio.
Vi chiudo tutti fuori da me.
E io me ne sto solo
qui
nel mio piccolo buco.
Nella mia tana di rabbia.
E se mi tocchi?
Esplodo,
Urlo.
Vi spacco in mille pezzi. Perché?
Perché
io sono GRANDE.
Io sono BRAVO.
Io sono SUPER.
E voi mi dovete vedere,
mi dovete capire,
mi dovete premiare.
Sì ma… COME?

F.Z.

Un bambino sorriso ghiacciato.
Che la mamma, la scuola, il mondo
vorrebbero scongelato…
Ma allora come mi volete?
Sempre triste?
Sempre arrabbiato?
Sempre forte?
Sempre preparato?
A volte io sono annoiato.
E non so sempre fare tutto quel che mi si chiede. 
Odio fare i compiti,
e quando la mamma mi sta appiccicata
per farmeli fare,
e quando a scuola i miei compagni mi si avvicinano come squali con la preda,
non so mai che fare…
Io i pugni non li so dare.
Forse neanche voglio.
Ma attenti, perché io… gli squali
…li metto sul petto.
“E se non la smetti ti affetto!!!”
Vorrei farlo a volte, di tirar fuori la rabbia,
di azzannare e azzittire,
di reagire e ammutolire.
Ma poi mi trattengo.
Mi contengo.
Mi ghiaccio.
E i denti li mostro…
Ma con un sorriso
forzato, ghiacciato.
E la rabbia?
La rabbia che fa?
Viene a casa con me,
da mamma e papà!

M.B.

Un bambino triste, che vede spiriti e fantasmi.
Che sta superando un dolore profondo con coraggio. E che per farlo qualche volta si fa piccolo piccolo. Torna indietro al suo porto sicuro.
E lascia per strada sassolini per farsi trovare.
Per ritrovare la strada.

R. ARGIOLAS, A. MARTINOLI, F. VILETTI – PSICODRAMMA E NEUROPSICOMOTRICITÀ – 87

Un bambino che ancora si arrabbia, ma non come prima.
E si mangia le parole,
ma non come prima.

Che se perde si arrabbia,
ma non come prima.
Io sono io, ma non come prima…
Mi manca una parte
Lo volete capire?
Lo sapevamo tutti
come andava a finire.
Da quando quel mostro è entrato nel letto 
a svegliarmi le notti
a spaventarmi
a preoccuparmi…
Ma non lo potevamo dire.
Ma ora che adesso è tutto finito dobbiamo ripartire e riprender la strada. E andare diretti alla prossima meta.
E la prossima meta vuoi sapere qual è? 
Imparare a dormire
anche senza di te.

Risultati dell’intervento

Da un’analisi dei dati raccolti tramite le griglie osservative, sono stati esaminati i risultati complessivi. In particolare, anche attraverso un confronto con il Diario delle attività, è emerso che i bambini che partecipavano da maggiore tempo al percorso di psicodramma mostravano le competenze esaminate con maggiore frequenza rispetto agli altri bambini, mettendo in evidenza come tali funzioni fossero maggiormente interiorizzate e stabili. Mantenendo un confronto tra i dati quantitativi e le descrizioni qualitative, abbiamo potuto riscontrare come nel susseguirsi delle sessioni, tutti i bambini riportassero un miglioramento nelle competenze comportamentali analizzate, manifestando una sempre maggior consapevolezza e interiorizzazione delle regole sociali e della necessità di inclusione e di relazione con i compagni del gruppo. Sono emerse difficoltà dei bambini ad integrare l’altro nelle attività di gruppo: alcuni bambini hanno dimostrato spesso di volersi porre al centro delle attività, escludendo i pari dal contesto. È inoltre emerso che i bambini esprimevano le proprie riflessioni rimanendo ancorati alla sfera del sé, mostrando fatica a considerare anche i sentimenti e i pensieri altrui. Questi aspetti potrebbero essere ricollegabili al lungo percorso di cura che questi bambini hanno affrontato, che è spesso accompagnato da figure di riferimento adulte, lasciando uno spazio più ristretto alla sperimentazione dell’autonomia e delle relazioni con i pari. Si può quindi comprendere che tra gli obiettivi dell’intervento integrato di psicodramma e neuropsicomotricità vi sia stato proprio sostenere i bambini nella relazione con i pari in contesti differenti, supportandoli nella considerazione e nel rispetto delle peculiarità di ognuno e nella comprensione delle opinioni e dei sentimenti. L’obiettivo del laboratorio è quindi divenuto ancora più importante, perché ha permesso ai bambini di avere una presa di coscienza e conoscenza di sé e degli altri all’interno di un ambiente protetto. Inoltre, dall’analisi dei dati sia quantitativi che qualitativi relativi all’area ‘emozioni’, è stato possibile riscontrare come la grande differenza di manifestazioni emotive tra i bambini abbia permesso di arricchire i vissuti degli altri compagni di gruppo: chi mostrava manifestazioni eccessive di rabbia ha osservato negli atteggiamenti degli altri bambini come poter modulare e regolare l’espressione di questo stato d’animo; contemporaneamente, il bambino che non ha mai mostrato sentimenti di rabbia o paura, grazie al lavoro di gruppo nel laboratorio di psicodramma e in psicomotricità, è divenuto cosciente del fatto che non sempre si può provare solo felicità e che è possibile manifestare e modulare le proprie emozioni, compresa la rabbia, anche in un contesto diverso da quello familiare.

Questionario genitori

Dai dati ottenuti tramite la somministrazione del questionario ai genitori è emersa la percezione del laboratorio Crescere Giocando come percorso che sostiene i bambini nello sviluppo di abilità di socializzazione con i pari e nella capacità di espressione dei propri pensieri e delle proprie emozioni. Una buona percentuale dei genitori evidenzia la percezione di cambiamenti nelle modalità relazionali del figlio sotto diversi punti di vista: maggiore attenzione nei confronti dell’altro, maggiore capacità di manifestare le proprie emozioni, maggiore tolleranza alla frustrazione. Inoltre, sono stati considerati molto utili i momenti di incontro con gli altri genitori, visti come opportunità di riflessione, confronto e spunto per nuove modalità di gestione delle problematicità del figlio.

Conclusioni

La ricchezza di questo progetto è scaturita dalla diversità dei bambini che vi hanno partecipato: nonostante i diversi profili di sviluppo e le differenti evoluzioni individuali che questo percorso ha avuto, è stato possibile costituire un gruppo solido che ha fatto dell’eterogeneità di comportamenti ed espressioni un’unica forza.

Il laboratorio Crescere Giocando ha offerto ai bambini la possibilità di conoscere e dotarsi di numerosi strumenti emotivi che potessero sopperire alle loro fragilità e che le rendessero dei punti di forza. Inoltre, il gruppo di psicodramma è stato una palestra sociale che ha permesso di creare alleanze terapeutiche nuove, di consolidare quelle già esistenti e di dare vita a un gruppo sia tra i bambini che tra i genitori. La condivisione di problematicità, ma anche e soprattutto di risorse, ha generato una catena di aiuto che ha sostenuto lo sviluppo dei bambini e la consapevolezza dei loro caregiver. Il laboratorio Crescere Giocando ha messo in luce come lo psicodramma classico possa costituire un efficace mezzo di supporto e potenziamento per la prassi riabilitativa: può accompagnare i bambini e i loro genitori nel loro percorso di crescita, offrendo molteplici strumenti per aiutarli a comprendere e sostenere pienamente le loro potenzialità. Ha infine evidenziato e confermato quanto un consapevole e ragionato lavoro di rete sia essenziale per una presa in carico efficace del nucleo famigliare di cui il bambino fa parte, facilitando e promuovendo fondamentali processi, sia impliciti che espliciti, di empowerment. 

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– www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed – www.neuropsicomotricista.it

■ GLI AUTORI

ARGIOLAS RAFFAELLA: terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva presso UONPIA di Vigevano, ASST Pavia. Referente della UONPIA e co-ideatrice del progetto Crescere Giocando.
E-mail: raffaella.argiolas@gmail.com

MARTINOLI ALESSANDRA: terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva. E-mail: alemartinoli17@gmail.com

VILETTI FRANCESCO: psicologo/psicoterapeutra, regista di teatro e psicodramma, attore/autore e co- fondatore di Scarpanō Teatro e Metodi Attivi (www.scarpano.it). Presidente di Scarpanō Teatro e Metodi Attivi – Associazione Culturale. Co-ideatore del progetto Crescere Giocando. Operatore e referente per l’équipe del Servizio di Spazio Neutro – Politiche sociali tutela minori e famiglia/Ambito Distrettuale della Lomellina.

E-mail: francesco.viletti@gmail.com

Teatro e Metodi Attivi