Metodi Attivi a Scarpanō

Metodi Attivi a Scarpanō 

All’interno della famiglia dei metodi attivi rientrano tutti quei sistemi di approccio alla persona, al gruppo, alla comunità che utilizzano il dispositivo teatrale come strumento di conoscenza di sè e degli altri.
 L’innovazione e l’efficacia dei metodi attivi risiede appunto nel “far provare” (sperimentare) e rivivere, in una situazione protetta, ruoli e vicende personali significative, facilitando il passaggio da ‘narratori’ di eventi a ‘protagonisti’ degli stessi, offrendo nuove percezioni di sè, nuove opzioni comportamentali, nuove verità, ed infine avviando un processo di riflessione e trasformazione.
  Sono pertanto un ausilio importante per favorire la crescita personale, per ampliare la conoscenza di sé e della propria storia, promuovere la consapevolezza relazionale e di gruppo, incrementare lo sviluppo della capacità comunicativa, ed estremamente utili nel trattamento di svariati disturbi somatici, psicologici e relazionali.

Si sono rivelati anche efficaci strumenti formativi orientati alla crescita professionale, all’analisi e alla ridefinizione del ruolo professionale stesso, allo sviluppo di una maggiore consapevolezza dei confini e delle connessioni tra ruoli personali, ruoli professionali, ruoli sociali.


Lo psicodramma classico, così come altri metodi attivi quali la danza-movimento-terapia e il playback theatre, rientra all’interno delle proposte che il nostro spazio, parallelamente all’offerta teatrale, propone alla cittadinanza.

Lo psicodramma classico

L’invenzione dello psicodramma si deve a J.L. Moreno, psichiatra di origine rumena, che, nella Vienna degli anni venti del ‘900, portava a felice integrazione diverse prospettive ideali e di intervento. Moreno, collegato all’avanguardia culturale viennese della rivista Daimon, sentiva contestualmente gli stimoli provenienti dalla sperimentazione teatrale, dall’interesse per la clinica e la psicopatologia e, non ultima, una forte motivazione al cambiamento sociale e alla difesa dei più deboli. Queste quattro diverse prospettive (filosofico/ideale, teatrale, clinica e sociale) sono elementi fondanti dello psicodramma, che oggi viene definito “classico” per distinguerlo da altri tipi di psicodramma (junghiano, analitico ecc.) che hanno un impianto di riferimento teorico differente da quello moreniano. In Italia si deve a Giovanni Boria l’introduzione del metodo originario, classico appunto, da lui poi ampliato e sviluppato. La parola psicodramma, letteralmente “mente in azione” , indica un metodo di approccio psicologico che consente ai contenuti mentali di farsi concreti e osservabili grazie all’azione appunto. Lo psicodramma è di fatto un metodo d’azione. Il luogo fisico adibito allo svolgimento delle sessioni è il teatro, non necessariamente inteso come teatro all’italiana, poiché in esso si svolgono azioni destinate ad essere oggetto di una serie di sguardi. Psicodramma è oggi un concetto multifunzionale: è una fra le tecniche usate in varie forme di psicoterapia o in diverse attività di formazione ed educative; in altri approcci psicoterapeutici, a cui si accennava poco sopra, è integrato a pieno titolo come modalità principale di intervento, ma subordinato a modelli di riferimento estranei alle sue origini; in altri contesti ancora lo psicodramma è stato trasformato in un tipo particolare di teatro di comunità. Forse proprio per questo motivo, e per la diffusione lenta e relativamente recente che ha avuto in Italia, lo psicodramma classico, quale psicoterapia di gruppo elaborata da Moreno e sviluppata dai suoi successori, è ancora scarsamente conosciuto nel nostro paese. Le sue odierne applicazioni si riferiscono soprattutto all’ambito clinico, sociale, educativo, creativo. Poste queste brevi premesse si può ben capire per quale ragione si è soliti affermare che lo psicodramma si può conoscere e apprezzare molto più tramite un’esperienza diretta che non da libri o da resoconti di altre persone. Per questo Scarpanō offre periodicamente a chiunque sia curioso di conoscere questo metodo delle sessioni aperte presso il suo spazio di lavoro alle quali si può accedere su prenotazione accedendo al sito internet www.scarpano.it o scrivendo sulla sua pagina Facebook ( https://www.facebook.com/pages/Scarpanō-Teatro-e-Metodi-Attivi/434129040061143?fref=ts ), oppure telefonando al numero 339 3662946

Ulteriori Specifiche

Lo psicodramma è un metodo d’approccio psicologico che consente alla persona di esprimere, attraverso la messa in atto sulla scena, le diverse dimensioni della sua vita e di stabilire dei collegamenti costruttivi fra di esse. Tale messa in scena permette di avviare, in un contesto protetto e rassicurante, un dialogo percepibile, attivo e costruttivo fra i diversi aspetti della propria vita. La persona giunge così ad un più alto livello di coscienza di sé e di fiducia, e può accedere a modi maggiormente spontanei e creativi nel relazionarsi a sé e agli altri.
Lo psicodramma è dunque un metodo di sviluppo personale basato essenzialmente sulla ‘messa in azione’ dei contenuti del mondo interno. Nello psicodramma la persona “gioca”, concretizzando sulla scena le sue rappresentazioni mentali.
In uno psicodramma la persona impegnata nella ricerca di sé (protagonista) trova il sostegno di:

  • Uno psicodrammatista-psicoterapeuta, il professionista qualificato che facilita il processo;
  • Un gruppo di persone che creano l’ambiente adatto alla messa in scena dei ruoli richiesti dalla rappresentazione;
  • Uno spazio d’azione (spazio scenico) nel quale si sviluppa la messa in scena;
  • Della messa in azione, stimolata dallo psicodrammatista.

Sullo spazio della scena il protagonista è attivamente impegnato a conoscersi ed a sviluppare le sue risorse: egli ascolta le diverse parti del suo mondo interno e relazionale, i suoi dubbi, le sue domande, i suoi talenti, i suoi blocchi, i sui desideri, i suoi bisogni… Così facendo egli avvia un dialogo interno che lo conduce a cogliere possibili soluzioni ai suoi conflitti intrapsichici e/o di relazione col mondo esterno. In questo suo procedere egli trova stimoli e conferme nella partecipazione e nell’appoggio sia dello psicodrammatista che del gruppo. Con lo psicodramma la persona è messa in condizione di (ri)sperimentare delle situazioni piuttosto che di raccontarle. La persona può parlare con le diverse parti di sé, parlare con le diverse persone della propria vita (ora interiorizzate), piuttosto che parlare di esse.
Questo approccio teso a migliorare le relazioni interpersonali consente, grazie all’utilizzo di diverse tecniche proprie della metodologia d’azione (inversione di ruolo, doppio, specchio, soliloquio, sociometria…), lo sblocco di situazioni interiori cristallizzate e ripetitive, la soluzione di problemi e di situazioni di crisi, la ricerca e la scoperta di opzioni alternative rispettose di sé e dell’altro… Con questo metodo la persona può, grazie allo sviluppo di un dialogo attivo, imboccare la via di un cambiamento che conduce all’autonomia e alla spontaneità creativa.
Le sessioni di psicodramma (durata media di una sessione: 2 ore) possono essere finalizzate alla
terapia (riconoscimento, presa in carico e cambiamento di alcune modalità comportamentali e modelli di pensiero non particolarmente adattivi, quando non addirittura disfunzionali; rielaborazione di situazioni traumatiche o a carattere traumatico al fine di favorirne una rilettura maggiormente integrativa), crescita personale (quando la partecipazione al lavoro psicodrammatico sia essenzialmente orientata alla conoscenza di sé ed all’armonizzazione delle esigenze interne alla persona con le richieste della realtà) o alla formazione professionale (quando la partecipazione al lavoro psicodrammatico sia orientata primariamente ad acquisire una maggiore competenza nel gestire professionalmente le relazioni interpersonali e i ruoli che rivestiamo nei rispettivi ambiti lavorativo).

Danza-movimento-terapia (DMT)

La danza-movimento-terapia è una forma di arteterapia che utilizza la musica, il ballo e il movimento.
L’uso sistematico della danza a fini terapeutici ebbe inizio nel Regno Unito agli inizi del secolo scorso e si diffuse poi negli Stati Uniti durante gli anni Quaranta. In Italia la danzaterapia è arrivata negli anni Settanta. Nel 1997 è stata istituita l’Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapia (APID) per iniziativa di danzamovimentoterapeuti provenienti da tutto il territorio nazionale. L’APID regolamenta i criteri per la formazione e la pratica professionale del danzaterapeuta, che, sulla base della legislazione vigente, può non essere necessariamente un medico o uno psicologo.
La danzaterapia risulta essere particolarmente adatta a tutti coloro che desiderano intraprendere un percorso di crescita ed evoluzione personale passando attraverso una maggiore armonizzazione con se stessi e con il proprio corpo, inteso come depositario di sensazioni e memorie che questa particolare metodologia di approccio alla persona aiuta a far emergere e integrare. La dimensione del gruppo facilita poi la messa in comune di azioni e riflessioni tese a creare una cultura condivisa che si avvale anche di elementi a sfondo rituale e che diventa, in corso d’opera, un vero e proprio volano di cambiamento. Si rivolge pertanto a persone di ogni età e condizione. L’accesso a un gruppo di danzaterapia non richiede nessuna preparazione preliminare, così come previsto da tutti metodi attivi di intervento psicosociale. Negli ultimi decenni ha conosciuto in Italia un notevole sviluppo anche all’interno di svariati contesti istituzionali come scuole, ospedali, carceri, centri diurni e residenziali per la cura della malattia mentale, della tossicodipendenza e la riabilitazione dell’utenza comunemente definita ‘diversamente abile’.

Il Playback theatre

Il playback theatre è una particolare forma di improvvisazione teatrale sulle storie personali, nata alla metà degli anni settatna negli Stati Uniti.  La performance di Playback Theatre si realizza attraverso una speciale collaborazione tra i performer (attori/musicista/i e conduttore) e il pubblico. Una persona tra il pubblico narra una storia o un momento della propria vita personale o professionale, sceglie gli attori per rappresentare i differenti ruoli e poi guarda la sua storia ricreata e offerta al momento con forma e coerenza artistica. Il conduttore invita lo spettatore a narrare con la sua voce la vicenda mentre questa si svolge sulla scena.  Inoltre, spetta al conduttore favorire lo svilupparsi di un sentimento di comunità tra il pubblico. Emergono i diversi punti di vista delle persone, ciascuno dei quali trova ascolto ed attenzione; il pubblico, dapprima indistinto, si trasforma in una comunità narrante e partecipante. Il Playback Theatre mantiene immutata la sua efficacia sia con un vasto pubblico sia all’interno di un ambito formativo in piccoli gruppi (fonte: wikipedia). Qui a Scarpanō il playback viene proposto come teatro comunitario e come teatro di improvvisazione per la formazione degli attori.