Il taiji e le perle di vetro

Intervento integrale di presentazione del laboratorio di Taiji Quan presso Scarpanō Teatro e Metodi Attivi il 23/5/15:

Poichè ieri sera alcuni insegnanti di Taiji ci hanno stato richiesto questa nostra presentazione per una conferenza sul Taiji Quan che si svolgerà in un paese della Sicilia, abbiamo pensato di rendere pubblico questo scritto sul nostro sito:

Nel ringraziare tutti i preseti, sia chi è qui per la prima volta per vedere e, se lo desidera, provare attivamente una sessione di Taiji Quan, sia chi invece è qui da più tempo è sta frequentando il laboratorio condotto da Roberto, apro questo breve intervento dicendo che questa serata incarna una figura retorica che io amo molto perchè lavora sugli estremi apparentemente inconciliabili: l’ossimoro.
Grazie all’ossimoro due termini apparentemente in forte contrapposizione fra loro possono invece co-esistere. Almeno provare a farlo. Può così esistere:
 una notte luminosa
una lacrima, felice, 
una viva morte, un dolce naufragare, un politico onesto…

Dunque questa serata aperta dedicata al Taiji è ‘ossimorica’, perchè inizia e, insime, finisce un percorso.
 Inizia perchè propone una ripartenza, finisce perchè il laboratorio di Taiji Quan chiude appunto i battenti stasera per riprendere a ottobre con tutte le persone che lo vorranno iniziare o proseguire.

Pur non essendo un esperto di Taiji Quan come invece lo è Roberto, mi sono permesso di accostare, forse impropriamente, questa arte marziale – che affonda le sue radici fin dentro alle montagne del Wutang dove i monaci taoisti praticavano esercizi mentali e fisici probabilmente molto simili a quelli che fate voi qui – a questa figura retorica così preziosa. 
Il Taiji Quan è un ossimoro che cerca di mantenerci morbidi, plastici e reattivi di fronte al mutevole e cangiante avvicendarsi delle ‘onde del destino’ , o per dirla ‘all’orientale’ alle due polarità dello Yin, cedevole, oscuro, ricettivo, e dello Yang, duro luminoso, espansivo, polarità che effigiano il simbolo del Taiji rendendolo così unico.

Quando Roberto ha aperto questa serata dicendo che quando si pratica quest’arte marziale avviene, o dovrebbe avvenire, l’unione tra diverse e contrapposte forze, ci invita a vivere un ossimoro attraverso una pratica attiva, e dice sostanzialmente quello che sosteneva più di mezzo secolo fa il fisico tedesco W. Heisenberg sul tema dell’incontro/scontro tra culture apparentemente differenti e talvolta contrapposte:

È probabilmente vero in linea di massima che della storia del pensiero umano gli sviluppi più fruttuosi si verificano spesso ai punti d’interferenza tra due diverse linee di pensiero. Queste linee possono avere le loro radici in parti assolutamente diverse della cultura umana, in tempi diversi e in ambienti culturali diversi o di diverse tradizioni religiose; perciò, se esse realmente s’incontrano, cioè, se vengono a trovarsi in rapporti sufficientemente stretti da dare origine a un’effettiva interazione, si può allora sperare che possano seguirne nuovi e interessanti sviluppi”.

Cito un fisico, peraltro uno dei primi a formalizzare la meccanica quantistica e a vincere per questo il Nobel per la fisica nel 1932, non per vezzo citazionista ma per introdurre la ragione per la quale sono qui con voi stasera.

Quest’anno tutta Scarpanō ha orientato i suoi passi nella direzione delle suggestioni scaturite da un romanzo grazie al quale il suo autore, Hermann Hesse, ha vinto, lui pure, il Nobel per la letteratura nel 1943: ‘Il gioco delle perle di vetro’. Che cos’è questo gioco? Cito lo stesso autore:

Definire che cosa sia il gioco delle perle di vetro è un compito riservato alle epoche a venire, così come allo storico cercare di risalire ai suoi inizi e alla sua preistoria. Infatti, come tutte le grandi idee, esso non ha un vero e proprio inizio, ma come idea c’è sempre stato. Inutile sarebbe anche una teoria del Gioco delle perle: oggi non la saprebbero definire neanche autori più degni e di gran lunga più abili di noi. Ancora meno ci si può aspettare un manuale del Gioco delle perle, perchè un simile manuale non sarà mai scritto. Le regole di questo gioco dei giochi non si imparano se non per le vie consuete e prescritte, attraverso anni, e nessuno dei partecipanti potrebbe mai desiderare che si possano apprendere con maggiore facilità. Queste regole, il linguaggio figurato, la grammatica, la poetica, la pratica del gioco, costituiscono un sistema di segni complesso, estremamente evoluto, che comprende parecchie scienze e arti ed è capace di esprimere e mettere in rapporto in maniera esteticamente unica il loro contenuto e le loro risultanze. Il gioco delle perle è dunque un modo di giocare con tutti i valori e col contenuto della nostra civiltà” (Hermann Hesse, Il Gioco delle perle di vetro, 1943).

Ora invece, faccio un salto temporale di qualche anno rispetto al 1943:
 nel 1975 un altro fisico, austriaco, Frjtiof Capra, cresciuto nella campagna della Carinthia, è seduto davanti al mare quando ha una specie di illuminazione:

In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica. Essendo un fisico, sapevo che la sabbia, le rocce, l’acqua e l’aria che mi circondavano erano composte da molecole e da atomi in vibrazione, e che questi a loro volta erano costituiti da particelle che interagivano tra loro creando e distruggendo altre particelle. Sapevo anche che l’atmosfera della Terra era continuamente bombardata da una pioggia di « raggi cosmici », particelle di alta energia sottoposte a urti molteplici quando penetrano nell’atmosfera. Tutto questo mi era noto dalle mie ricerche nella fisica delle alte energie, ma fino a quel momento ne avevo avuto esperienza solo attraverso grafici, diagrammi e teorie matematiche. Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti presero vita; « vidi » scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti; « vidi » gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia; percepii il suo ritmo e ne « sentii » la musica; e in quel momento seppi che questa era la danza di Siva, il Dio dei Danzatori adorato dagli Indù. In seguito provai l’esperienza della Danza di Siva. Questa esperienza fu seguita da numerose altre, dello stesso tipo, le quali mi aiutarono a rendermi conto a poco a poco che dalla fisica moderna sta iniziando a emergere una visione coerente del mondo che si trova in armonia con la saggezza dell’antico Oriente”

Da quel giorno, F. Capra, gran giocatore di perle, inizierà a spendersi per trovare la via che porta ‘i mille fiumi, all’unico mare’ . La sua ricerca lo ha portato e lo porta inevitabilmente ad orientare i suoi passi non solo a Oriente ma anche ad Occidente, fin dentro il suo, e il nostro, dna culturale: l’Antica Grecia. Per arrivare a proporre che le radici della fisica moderna, quella quantistica, come di tutta la scienza occidentale, vanno ricercate nel primo periodo della filosofia greca, nel sesto secolo a.C. , in una cultura nella quale scienza, filosofia e religione non erano separate. “I saggi della scuola di Mileto nella Ionia non erano interessati a tali distinzioni. La cultura greca successiva definì i filosofi della scuola di Mileto « ilozoisti », cioè « coloro che pensano che la materia sia animata », poiché non facevano alcuna distinzione tra animato e inanimato, tra spirito e materia” (F. Capra). In perfetta linea con una parte del pensiero orientale, non solo taoista. Finisco qui questo intervento (che, approfondita, porterebbe inevitabilmente ad analizzare le ragioni che hanno determinato l’infausto ‘scisma d’Occidente’ tra spirito e materia), per dire semplicemente che vi ho immaginati, per tutto l’anno, intenti a maneggiare con cura questa antica perla di vetro che è il Taiji Quan e a giocare con esso, così come i vostri colleghi che frequentano i laboratori teatrali di Scarpanō si sono ritrovati e si ritrovano ogni anno a giocare con il teatro e le sue regole. Pure millenarie, pure cangianti.

Chiudo dunque rimanendo dentro questa meravigliosa metafora del gioco che ci ha accompagnati durante tutto l’anno e dicendo che il Teatro, il Taiji e tutte le forme di intervento attive che da essi sono scaturite, sono giochi meravigliosi, che contengono dentro di sé un potente ossimoro che fa parte della natura stessa di ogni vero gioco, ovvero la capacità di liberare e vincolare nel medesimo tempo chi lo agisce fino in fondo e senza infingimenti (Huizinga J.). E’ grazie a questi giochi così antichi e moderni insieme, più efficaci del più potente e ipermoderno social network, che una cultura potrà avere il coraggio di guardare l’altra per quello che è, ovvero l’altra faccia di sè stessa.

Buona e attiva continuazione a tutti.

Francesco

Teatro e Metodi Attivi